Giovan Battista Foggini, il Bernini di Firenze...o forse no
Giovan Battista Foggini, il Bernini di Firenze...o forse no
In mostra a Palazzo Medici Riccardi il racconto visivo sul grande maestro del tardo barocco
Un altro importante tassello della vita artistica e culturale di Firenze si aggiunge con la mostra studio Giovan Battista Foggini (1652-1725). Architetto e scultore granducale ospitata a Palazzo Medici Riccardi di Firenze dal 10 aprile al 9 settembre 2025, a trecento anni dalla sua morte. Tutt’altro che un autore minore, meglio conosciuto come il Bernini di Firenze, Giovan Battista è un artista ancora da svelare completamente al pubblico di massa, che intanto da oggi potrà subito apprezzare in mostra la maestria del suo modellato nelle sculture, la grazia delle forme manifestata dalle porcellane, l’efficacia compositiva anche nelle opere di piccolo formato. E infine riconoscibile il talento del Foggini nell’organizzare opere realizzate da squadre di artisti, che combinarono preziosità e artigianato al suo disegno professionale. La sua arte era amatissima dal Granduca Cosimo III e la mostra svela il perché.
Era il 12 aprile del 1725 quando l’artista si spense a Firenze, dopo aver lavorato ininterrottamente per quasi sessant’anni lavorando per i Medici Graduchi nelle loro case, ville e cappelle funerarie, interpretando al meglio le loro esigenze di rappresentanza e di magnificenza. Fu perciò nel 1687 nominato Primo scultore di corte e nel 1694 Architetto di corte e Direttore delle Manifatture di Galleria. L’artista fu così una personalità estremamente centrale nella cultura figurativa della Toscana a lui contemporanea che presto si stacca dal linguaggio stilistico berniniano e propone la sua personale cifra stilistica.
La mostra è un racconto visivo incredibilmente interessante della sua attività, e lo fa presentando 80 opere che sono tra capisaldi della storiografia e anche tante novità. Si inizia con la prima opera sicura di Foggini Il mito di Pigmalione. Lui ha 20 anni e si sposta da Firenze a Roma per studiare all’Accademia fondata da Cosimo III de’ Medici. Deve apprendere il nuovo stile Barocco, imperante nell’ambiente artistico del suo tempo, dove si ergevano come querce i nomi di Bernini e Borromini e tra i quali non era facile distinguersi. Così appena arrivato a partecipa al concorso dell’Accademia di San Luca con questa terracotta. Nonostante il suo stato frammentario l’opera si lascia apprezzare per la finezza con cui è plasmata. Il Foggini già ventenne dà prova del suo straordinario magistero e dalla sua affezione. Proprio lui che dovette affrontare seri problemi fisici.
“Avendo Foggini contratto il vaiolo all’età di sette anni – ricorda alla presentazione della mostra la sindaca della Città Metropolitana Sara Funaro – ne rimase segnato per tutta la vita. Nonostante la grande debolezza negli arti inferiori e la persistenza degli effetti di quell’infezione – sul suo corpo – Foggini riuscì a trovare la strada per esprimere, fin da adolescente, la sua originale capacità artistica che ne fa un grande maestro del tardo barocco, e non solo. Foggini è dunque un esempio per tutti coloro che non rinunciano a dare voce e spessore alla creatività artistica”.
Il suo stile si manifesta pienamente nelle sculture in bronzo, tema della seconda sala della mostra, dove Foggini si lascia ispirare non soltanto dai temi sacri delle Sacre Scrittura ma anche dalla letteratura antica. Le opere provengono da importanti collezioni italiane e internazionali, alcune accompagnate da loro derivazioni in cera, porcellana di Doccia, gesso e biscuit, testimoni della loro fortuna e diffusione. Le pareti sono impreziosita da pagine in grande formato tratte dal Giornale del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, in stoffa, per facilmente apprezzarne la straordinaria resa del disegno. Esse documentano l’attività di architetto e decoratore del Foggini che è la parte principale del suo operato, infatti fu un grande interior design, nonchè progettista di interi edifici.
Foggini fu anche grande ritrattista che plasmò busti celebrativi della famiglia granducale, così nella sala III della mostra si può ammirare tra gli altri il busto in marmo del cardinal Leopoldo proveniente dal Louvre, dove è esemplare la diversa resa materica tra il vestito del cardinale, il suo berretto in velluto e i suoi capelli ricci.
Seguono una selezione di grandi reliquiari fatti su disegno di Foggini che dirigeva le Manifatture di Galleria, oltre a manufatti che sono capolavori decorati con la tecnica del commesso fiorentino, siano essi tavoli o cassette porta medicinali, unguenti, cosmetici. Per questi lavori c’è uno studio dei materiali che farebbero parlare di artigianato artistico come di arte minore, anche se di minore non ha nulla tra la magnificenza del modellato e lo scintillio dei materiali preziosi metallici e delle pietre scelte con somma cura e professionalità tutta fiorentina.
Parte della mostra è lo spazio fotografico dedicato a “La Firenze di Foggini. Sguardi di Paolo Bacherini”, dove gli scatti in bianco e nero di questo fotografo contemporaneo offrono una suggestiva lettura dell’attività dell’artista nel tessuto architettonico cittadino. La mostra fotografica è a cura di Valentina Zucchi, da un’idea di Riccardo Spinelli, allestita nelle Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi. Mentre l’intera esposizione monografica è ideata e curata da Riccardo Spinelli con il coordinamento scientifico di Valentina Zucchi, promossa da Città Metropolitana di Firenze e organizzata da Fondazione MUS.E.
Incontrare i curatori delle mostra, gli allestitori, i direttori dei Musei in cui vengono realizzate è qualcosa di straordinario. Oltre che guida turistica autorizzata sono anche giornalista pubblicista. Le conferenze stampa di presentazione solo il momento in cui incontrare chi la mostra l’ha pensata, l’ha creata ed ora la presenta in anteprima solo agli addetti ai lavori. E la mia passione è trasmettere a voi queste emozioni e queste conoscenze.
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